Un'architettura singolare dettata dal rilievo
La cattedrale di Notre-Dame-du-Puy-en-Velay è un capolavoro dell'arte romanica e un importante luogo di pellegrinaggio sul cammino di Santiago di Compostela. La sua costruzione, avvenuta principalmente tra l'XI e il XII secolo, presenta un'architettura unica che integra influenze bizantine e orientali, visibili in particolar modo nelle sue cupole e nell'alternanza di pietre chiare e scure. È famosa per il suo notevole chiostro, il suo portale policromo, nonché per la Vergine Nera che un tempo custodiva e che ha attirato fedeli fin dal Medioevo. L'edificio è eretto sul fianco del Monte Anis e domina la città con la sua sagoma massiccia e slanciata, accessibile tramite una scalinata monumentale posta sotto una volta a botte. La cattedrale rimane un forte simbolo della storia religiosa e architettonica della regione dell'Alvernia.
Le insolite disposizioni architettoniche che presenta, che le sono proprie e visibilmente dettate dall'esiguità dello spazio a disposizione, non le lasciano alcuna parentela diretta con altre strutture. Non si hanno certezze assolute sulla data esatta della sua costruzione, ma l'esame del monumento stesso permette di affermare che fu eretto nella seconda metà del XII secolo, iniziando dall'abside. Poiché lo spazio scarseggiava, si ebbe l'audace idea di estendere le navate occidentali sopra un imponente basamento a volta, il "grande portico", raddoppiando in tal modo l'altezza della facciata.
All'inizio del XIX secolo, la cattedrale minacciava di crollare e, dal 1844 al 1870, fu oggetto non solo di un restauro, ma di un'autentica ricostruzione che risparmiò a malapena le due campate centrali della navata. Questa ricostruzione, diretta prima da Mallay e poi da Mimey, fu preceduta da uno smontaggio metodico con numerazione dei materiali; questo offre serie garanzie di fedeltà storica, ad eccezione del coro e della cupola centrale, che furono modificati senza valide ragioni. Infine, dal 1885 al 1890, il grande campanile fu ricostruito per intero, seppur con grande esattezza.
Il pellegrinaggio e la misteriosa Vergine Nera
Il pellegrinaggio. I più antichi cronisti del Velay ci informano che, verso la fine del III secolo, una vedova, afflitta da una febbre maligna, vide improvvisamente la Vergine che le ordinò di farsi trasportare sulla collina di Anis. Ella obbedì senza esitare, si stese su una lastra megalitica, probabilmente utilizzata un tempo come dolmen, e si rialzò guarita. San Giorgio, allora vescovo del Velay, avvertito del miracolo, si recò a visitare la roccia. Vi trovò, sebbene fosse luglio, uno spesso strato di neve sul quale un cervo delineò, correndovi davanti, il perimetro di una vasta chiesa. Il prelato, non avendo i mezzi per costruirla, ordinò di circondare il tracciato con una siepe di rovi secchi. Il giorno seguente, i rovi avevano lasciato il posto a un roseto fiorito...
Duecento anni dopo, una paralitica del villaggio di Geyssac si stese a sua volta sulla pietra miracolosa (la Pietra delle Febbri). Si rialzò guarita, ringraziando la Vergine che, apparendole nuovamente, le richiese l'erezione di una basilica su quella roccia privilegiata (secondo gli scritti di E. e P. Paul). Il vescovo San Vosy partì allora per Roma per chiedere al papa l'autorizzazione a trasferire la sua sede da Ruessio ad Anis. Tornò con un certo Scutaire, senatore e architetto, il cui nome è inciso su un architrave del portico del For. Sarebbe stato lui, negli ultimi anni del V secolo, a costruire il santuario primitivo. Fu così che la chiesa cattedrale del monte Anis divenne meta di un pellegrinaggio che all'inizio non si distingueva da molti altri; ma, il Venerdì Santo 25 marzo 992, attirò un'affluenza tale che il papa decise di istituire un giubileo ogni volta che il Venerdì Santo fosse coinciso con il giorno dell'Annunciazione. Inevitabilmente, il pellegrinaggio ordinario perse d'importanza a favore di questo giubileo.
Se l'origine del culto di Notre-Dame a Puy-en-Velay si trova nella Pietra delle Febbri, nel Medioevo e nell'era moderna si venerava soprattutto la famosa Vergine Nera; questa devozione era già molto radicata nel XIII secolo, e si ritiene che la celebre statua in legno di cedro sia stata portata dall'Oriente, nel secolo precedente, da un crociato. Numerosi furono i re di Francia che vennero a pregare davanti a lei, ricoprendo di doni il capitolo della cattedrale. È noto inoltre che Giovanna d'Arco mandò sua madre a partecipare al giubileo del 1429, mentre lei stessa partiva per incontrare il re a Chinon.
Nel 1239, San Luigi offrì al capitolo di Notre-Dame-du-Puy una spina della Santa Corona; questa reliquia, conservata nella cattedrale fino al 1789, si trova dal 1800 nella Grande Chiesa di Saint-Étienne.
Il 15 agosto si svolge per le vie della città la tradizionale processione della Vergine Nera, seguita da una folla immensa di pellegrini.
La maestosa facciata e l'ascesa al coro
La facciata della cattedrale comprende cinque livelli di architettura in muratura policroma con decorazioni a mosaico di pietra, di origine alverniate.
La scalinata (di 102 gradini) continua sotto il portico e si estende, nelle prime due campate, per tutta la larghezza delle tre navate. Nelle due campate successive prosegue solo sotto la grande navata centrale, poiché le navate laterali erano all'epoca chiuse da porte del XII secolo, i cui pannelli scolpiti a bassorilievo e incorniciati da iscrizioni raffigurano scene della Vita e della Passione di Cristo.
Su due gradini della navata centrale è inciso un distico: "Ni caveas crimen, caveas contingere limen, Nam regina poli vult sine sorde coli. Se non temi il peccato, temi di toccare questa soglia, perché la Regina del cielo (letteralmente del polo) vuole servitori senza macchia"; affiancato da resti di pitture del XIII secolo. Si giunge così alla Porta Dorata, i cui battenti, rifatti intorno al 1780, conservano frammenti di ferramenta romanica. Un tempo la scala saliva dritta fino al livello della navata per terminare proprio davanti all'altare maggiore; oggi si biforca alla quarta campata: sul pianerottolo, ai piedi di un altare, si trova l'antica Pietra delle Febbri, considerata la tavola di un dolmen, accompagnata da questi versi: "Plebs hac rupe sita fit sana sopore sopita. Si quaeras quare: virtus adscribitur arae. Il popolo, adagiandosi su questa pietra, sprofonda in un sonno salutare; se chiedi perché: sappi che è per una virtù attribuita a questo altare". La rampa sinistra conduce al chiostro; prendendo quella di destra si giunge, tramite una nuova scalinata, direttamente nella navata.
La chiesa comprende un'abside rettangolare affiancata da due absidiole, che terminano con un muro dritto; un transetto sporgente i cui bracci terminano ciascuno con due absidiole gemelle e sono dotati di una tribuna (l'incrocio del transetto è coperto da una cupola e da una singolare lanterna); e infine, una navata di sei campate con navate laterali.
La navata centrale è coperta da sei cupole ottagonali su trombe. Esaminando ogni campata dal transetto verso la facciata, si notano nella struttura dei pilastri e delle cupole cambiamenti e affinamenti che dimostrano come la navata sia stata costruita in quella direzione, in tre diverse fasi di due campate ciascuna. Inoltre, nelle due campate occidentali, le navate laterali presentano volte a ogiva, mentre le altre campate hanno volte a crociera.
I tesori interni e le opere d'arte
La scala di accesso sbocca nella navata laterale sud, dove si può ammirare un grande dipinto di Giraud raffigurante il Giubileo del 1864. Vi si trova anche una Via Crucis del 1896, realizzata in smalto, che imita i celebri smalti limosini del XVI secolo. Sul retro della facciata è posto un grande e bellissimo altorilievo in legno dorato del XVIII secolo, che rappresenta Sant'Andrea sulla croce.
Nella navata centrale spicca un bel pulpito della fine del XVII secolo. L'altare maggiore, realizzato in marmo con splendidi ornamenti in bronzo del XVIII secolo, occupa il centro dell'incrocio del transetto. Qui è collocata la celebre madonna di Notre-Dame-du-Puy, circondata da numerose lampade votive: un'antica statua ha sostituito l'originale Vergine Nera, bruciata nel 1794 dai rivoluzionari. L'abside è decorata con dipinti moderni che riproducono gli affreschi del grande portico e della cappella dei Morti; sul fondo, un magnifico organo della fine del XVII secolo. Di fronte all'altare maggiore, appoggiate a due pilastri della navata, si ergono le statue di Giovanna d'Arco (1912) e di San Luigi (1922) che offrono la Santa Spina a Notre-Dame-du-Puy.
Nel transetto nord, nelle sue absidiole e nella tribuna, si vedono i resti di una grandiosa decorazione pittorica del XIII e XIV secolo che un tempo abbracciava tutto il transetto, il coro e probabilmente una parte delle navate laterali. Il portale di questo transetto si apre verso l'esterno sotto il portico di San Giovanni.
Nella navata laterale nord si notano due bei dipinti del XVII secolo, ex-voto offerti a seguito delle pestilenze del 1629 e del 1653: il primo, largo 7 metri e opera di Jean Solvain, è particolarmente interessante poiché rappresenta un'intera processione che si svolge nella piazza del For; il secondo, opera di Jean François, raffigura i sei consoli riuniti davanti alla Vergine, accompagnati da San Sebastiano, San Rocco, il procuratore del comune e il "re dell'uccello", ovvero il vincitore dell'ultima gara di tiro con l'archibugio, che godeva del privilegio di accompagnare ovunque i consoli.
La cappella delle reliquie (visita a pagamento; rivolgersi al sacrestano), che si apre nella terza campata della navata laterale nord, occupa il piano superiore dell'edificio dei Machicoulis: si tratta di un maestoso ambiente con volta a botte ogivale su doppi archi, ma che un tempo era divisa in due piani da un pavimento ligneo: al piano inferiore si trovava la biblioteca del capitolo, a quello superiore la sala degli Stati del Velay. Qui si può ammirare il celebre affresco delle Arti Liberali, un bellissimo lavoro della fine del XV secolo che rappresenta la Grammatica con Prisciano, la Logica con Aristotele, la Retorica con Cicerone e la Musica con Tubal.
Termineremo con la visita della sacrestia, situata in fondo alla navata laterale sud: a sinistra dell'ingresso si trova la tomba di Mons. Le Breton (morto nel 1886), con una statua giacente in marmo.
Sacrestia (visitabile con il sacrestano al di fuori degli orari delle funzioni). Custodisce una Pietà della fine del XV secolo, un magnifico capolavoro dei primitivi francesi; un reliquiario del XV secolo in rame argentato; un bellissimo Cristo in avorio del XVIII secolo racchiuso in una superba cornice; e pregevoli pannelli in legno scolpito del XVIII secolo, opera di Vaneau o dei suoi allievi. Tra i dipinti spiccano: l'Adorazione dei Magi di Claude Vignon e la Strage degli Innocenti di Sébastien Bourdon. Gli studiosi qualificati potranno inoltre richiedere di visionare la celebre "Bibbia di Teodulfo", un ammirevole manoscritto francese del IX secolo scritto su pergamena purpurea.
Dietro l'abside, tra la sacrestia e il campanile, la piccola corte della prepositura racchiude un pozzo di epoca medievale. A questo fa riferimento un'iscrizione latina incisa sul muro esterno del coro: "Per grazia divina, questa fonte è per i malati un rimedio che supplisce gratuitamente alle carenze dell'arte di Ippocrate". Sotto questa iscrizione, frammenti di bassorilievi gallo-romani, provenienti da un grande edificio antico, sono stati incastonati nelle fondamenta del coro: raffigurano Ercole, scene di caccia e combattimenti tra animali.
Nella cappella situata sotto il campanile si trovano tre tombe del XIV secolo (appartenenti a un vescovo e a due canonici). Da questa cappella è possibile uscire direttamente davanti al portico di San Giovanni.
Il portico del For e il battistero di San Giovanni
Si esce dalla cattedrale attraverso il transetto sud (a destra) e il portico del For, un mirabile esempio di architettura della fine del XII secolo, situato nell'angolo di questo transetto. Esso è coperto da una volta a ogiva, sebbene, per tutti gli altri suoi elementi, sia ancora rigorosamente romanico. Notevole è l'eccezionale disposizione dell'arco distaccato, unito all'archivolto tramite tre conci di pietra, uno dei quali raffigura un piccolo personaggio.
Sotto il portico si aprono due porte: la più piccola, o Porta Papale, riservata ai papi, presenta un antico architrave rinvenuto durante alcuni scavi effettuati nella cattedrale e qui ricollocato nel 1847. Esso reca l'iscrizione Scutari papa vive Deo, conservando così la memoria dell'architetto del V secolo; il retro riporta un'iscrizione pagana ancora più antica. L'altra porta è puramente romanica: i suoi battenti sono ornati da due teste di leone in bronzo, i cui originali sono attualmente custoditi nel museo Crozatier.
Sopra il portico si trova una cappella costruita intorno al 1300. Nel punto di giunzione con il portico, le finestre sono gotiche, mentre la copertura è a volta a botte: nonostante la differenza di stile architettonico, la cappella completa armoniosamente il portico sottostante.
Il portico si affaccia sulla piazza del For (dei Messaggi), una terrazza esposta a sud verso la città (che offre una bellissima vista). Il suo lato ovest è delimitato dall'Episcopio (Évêché), adiacente alla cattedrale: si tratta di un affascinante edificio con un chiostro centrale, fatto costruire alla fine del XVI secolo dal vescovo Antoine de Saint-Nectaire. Di fronte sorge l'Hôtel de Saint-Vidal, risalente ai secoli XV e XVI. Vicino a questo si apre una pittoresca stradina a gradoni, un tempo nota come scala Zoppa o Crebacor (crepacuore; oggi, salita del Chiostro), che scende direttamente fino alla via del Cardinale-de-Polignac.
Dalla piazza del For, aggirando la sacrestia e il campanile della cattedrale e lasciando sulla destra la strada e la porta San Giorgio, in pochi passi si giunge davanti alla grande arcata ribassata del portico di San Giovanni. Situata nell'angolo del transetto nord, essa lo collega al battistero. Sotto il portico, il timpano del portale romanico raffigura Cristo tra due angeli, mentre l'architrave rappresenta l'Ultima Cena: queste sculture furono gravemente danneggiate durante la Rivoluzione francese. I battenti in legno, una volta restaurati, hanno conservato le loro ferramenta originali del XII secolo. Sopra il portico, una sala con volta a botte contiene un bel camino con cappa conica. A destra si trova il battistero di San Giovanni (un custode effettua visite guidate; è gradita un'offerta).
È un curioso edificio dell'XI secolo con un'abside abbellita da cinque nicchie incorniciate da colonne gallo-romane di epoca tarda; la parte inferiore delle pareti è realizzata con grossi blocchi di pietra provenienti anch'essi da un antico edificio. La navata è composta da due campate: la prima, coperta da una volta a botte che sostiene una tribuna, conserva resti di affreschi; la seconda, la cui volta è oggi scomparsa, sembra fosse una sorta di cupola esagonale. Il fonte battesimale occupa una nicchia sulla sinistra. Al centro della navata, è ben visibile la traccia di una vasca, probabile resto di un battistero risalente all'epoca in cui il battesimo avveniva per immersione totale.
Passando a destra sotto il portico di San Giovanni, si trova a sinistra l'ingresso al chiostro, la cui visita è assolutamente indispensabile.
Il chiostro, gli annessi e il museo Notre-Dame
Il chiostro, di forma rettangolare, è un'opera di eccezionale rilievo del XII secolo, che ha subito pesanti restauri dal 1850 al 1857. Si presenta con una struttura semplice e maestosa, e le sue quattro gallerie sono coperte da volte a crociera; la galleria adiacente alla cattedrale è la più antica e potrebbe risalire ai primissimi anni del secolo. I capitelli più belli imitano lo stile corinzio; alcuni capitelli istoriati sono di fattura meno raffinata. Ma ciò che colpisce di più, appena sopra i pennacchi a mosaico, è una splendida cornice dove l'estro fantasioso del Medioevo si è espresso liberamente, mostrando un meraviglioso senso per la decorazione.
La galleria ovest comunica con il portico della cattedrale tramite un passaggio chiuso da un'ammirevole inferriata romanica.
La galleria est del chiostro è fiancheggiata da un'ampia sala con volta a botte che, originariamente concepita come sala capitolare, servì a partire dal XIV secolo come cappella funeraria e cimitero per i canonici; per questo motivo è conosciuta come Cappella dei Morti. Vi si accede attraverso un cancello in ferro del XV secolo; all'interno si può ammirare un grande e magnifico affresco del XIII secolo che rappresenta la Crocifissione, circondato da numerose pietre tombali addossate alle pareti. Il piano superiore conserva un bel camino romanico e si intravedono ancora resti sbiaditi di pitture nei sottotetti.
La galleria ovest è dominata dall'edificio dei Machicoulis, un'imponente costruzione del XII secolo adiacente alla cattedrale, il cui piano superiore è occupato dalla Cappella delle Reliquie. Al di sotto si trovano due piani di magazzini e cantine (equipaggiati con vasche in pietra e torchi risalenti al Medioevo). Questo edificio era anticamente fiancheggiato, alla sua estremità nord, da un massiccio torrione quadrato, la torre San Mayol, demolita nel 1844, la quale completava il formidabile complesso fortificato costituito dalla cattedrale e dal palazzo vescovile.
In un'altra dipendenza del chiostro, situata a nord, si può visitare il museo Notre-Dame.
1ª sala. Contiene numerosi ex-voto dipinti, lasciati in dono alla cattedrale da pellegrini riconoscenti; si segnalano in particolare quelli di Jacques d'Apchier (1513), della famiglia Saint-Nectaire (1584), di Renée de Rambures, marchesa di Polignac (1690), e della città di Langogne (1723). È inoltre esposto un dipinto dei consoli dell'anno 1598, opera del pittore locale Josué Parier, di Puy. Sono visibili modellini per la colossale statua di Notre-Dame de France, e la scultura in marmo "Il Sacerdozio", di A. Besqueut.
2ª sala. In fondo alla sala è appeso un grande arazzo ornato di gigli di Francia, della fine del XV secolo, donato da Jean de Bourbon, vescovo di Puy-en-Velay. Vi sono esposte diverse statue in legno realizzate da Vaneau (XVII secolo), tra cui due soldati della legione tebana scolpiti per la tomba di Mons. de Béthune. Un pannello ligneo dello stesso Vaneau raffigura proprio Mons. de Béthune. Nelle vetrine si trovano: un incensiere in bronzo del XII secolo; un reliquiario in smalto di Limoges del XIII secolo; un ciborio gotico in argento; un anello pastorale del XIV secolo; frammenti di una casula romanica; ricami in argento provenienti da mantelli dell'Ordine dello Spirito Santo; due splendidi mantelli ricamati (uno del XIV e l'altro del XV secolo), un tempo utilizzati per vestire l'originale statua della Vergine Nera bruciata nel 1794; un pontificale di Mende (manoscritto del XIV secolo); e la genealogia di Cristo scritta su una lunga pergamena del XV secolo.
Svoltando a sinistra all'uscita del chiostro, in pochi passi si giunge alla Cappella dei Penitenti. Il portone riporta la data 1584 e conserva i battenti rinascimentali originali, ma l'edificio è stato completamente restaurato nel XVIII secolo (suonare il campanello per chiamare il custode; offerta richiesta).
Il soffitto a cassettoni è interamente decorato con pitture realizzate nel 1630 da François Guy (al centro è raffigurata l'Assunzione). I grandi quadri che adornano la tribuna e i lati della cappella, eseguiti da artisti locali, risalgono solo al 1713. Tuttavia, ciò che merita di essere visto, in particolare nella grande tribuna, è la moltitudine di oggetti antichi usati dai Penitenti: essa funge da vero e proprio piccolo museo dedicato a queste confraternite religiose, la maggior parte delle quali oggi scomparse. Nonostante ciò, la confraternita dei Penitenti Bianchi di Puy-en-Velay è ancora attiva e i suoi membri possono essere visti con il loro curioso costume tradizionale durante la grande processione del 15 agosto.
All'angolo della cappella si apre un pittoresco vicolo, interrotto da due passaggi a volta, che scende direttamente ai portali romanici dell'Hôtel-Dieu e all'ospedale generale.
La roccia Corneille e la statua di Notre-Dame de France
Oltre la cappella dei Penitenti inizia il sentiero che conduce alla roccia Corneille (ingresso 5 fr., aperto dalle 8:00 alle 19:00). La salita è piuttosto faticosa, ma dalla sommità si gode di un panorama ineguagliabile.
Il percorso di salita è scandito da una Via Crucis. Le semplici croci di legno furono portate il 14 agosto 1942 da giovani esploratori durante un grande pellegrinaggio della gioventù francese e furono erette ufficialmente il 27 maggio 1944 dal vescovo Martin. Una serie di scale porta alla piattaforma della roccia (a 755 metri di altitudine; 130 metri sopra la piazza del Breuil), dove si erge la colossale Vergine.
La statua di Notre-Dame de France (1860) è stata fusa, su modello dello scultore Bonnassieux, utilizzando il metallo di 213 cannoni catturati durante l'assedio di Sebastopoli. Con un'altezza di 16 metri e una larghezza di circa 4 metri, pesa ben 110 tonnellate e poggia su un piedistallo ottagonale alto 6,70 metri. L'intero monumento è composto da 80 pezzi uniti tramite bulloni. È possibile salire al suo interno tramite una scala a chiocciola di 91 gradini, che conduce a una scala in ferro grazie alla quale si raggiunge direttamente la corona (un'ascesa faticosa che offre scarso interesse dall'interno).
Sulla piattaforma della roccia, ai piedi della Vergine, si trova la statua inginocchiata di Mons. de Morlhon (morto nel 1862), opera in bronzo sempre di Bonnassieux. Una tavola di orientamento in pietra lavica di Volvic permette di riconoscere i dettagli del meraviglioso panorama che si estende all'orizzonte: sulla città e sul bacino verdeggiante di cui essa occupa il centro; sulla straordinaria roccia di Aiguilhe e il mastio di Polignac, a nord-ovest; i monti del Velay, a ovest; la catena del Mégal, a est; e il massiccio del Mézenc, a sud-est.
Guardando verso nord, si può ammirare un elegante ponte gotico, stretto e curvo, che attraversa il fiume Borne. A ovest, si vedono quasi fianco a fianco il ponte moderno della strada per Brioude e l'antico ponte medievale; più oltre, il villaggio e la roccia di Espaly, sormontata a sua volta da una statua colossale di San Giuseppe. Scendendo per lo stesso sentiero e passando nuovamente sotto il portico di San Giovanni, si segue a sinistra la via di San Giorgio. La strada è attraversata dalla porta di San Giorgio, un resto della cinta muraria fortificata della cattedrale. Proprio di fronte si trova la cappella del seminario, davanti alla quale si gira a destra per varcare un'altra porta e sbucare in un crocevia, di fronte a un'ulteriore cappella. Da questo crocevia, seguendo a destra la via del Cardinale-de-Polignac, si incontrano: al n° 26, un bellissimo portale del XVII secolo; tra i n° 24 e 22, due antiche torri; al n° 16, un palazzo in stile gotico-rinascimentale; e al n° 8, l'antico Hôtel de Polignac, uno splendido edificio in stile gotico fiammeggiante che in passato ospitò la prefettura.