Byn och arkitekturen i Génolhac i Gard Das Dorf und die Architektur von Génolhac im Gard El pueblo y la arquitectura de Génolhac en el Gard Le village de Génolhac et son architecture Το χωριό και η αρχιτεκτονική του Génolhac στο Gard Landsbyen og arkitekturen i Génolhac i Gard

Il villaggio di Génolhac e la sua architettura

Génolhacin kylä ja arkkitehtuuri Gardissa Landsbyen og arkitekturen i Génolhac i Gard The village and architecture of Génolhac in the Gard 位于Gard的Génolhac的建筑和村庄 Деревня и архитектура Génolhac в Gard Het dorp en de architectuur van Génolhac in de Gard
Il villaggio di Génolhac Casa medievale

Nel 1515, il villaggio occupava un'area molto ridotta. Di fatto, esisteva unicamente all'interno della cinta muraria e iniziò a espandersi al di fuori di essa proprio in quell'epoca, in particolare verso nord.

Il villaggio era circondato da terre agricole, vigneti, campi di cereali e prati. Lungo il fiume, dal nome assai evocativo di "Merdarier", si nota la presenza di numerosi mulini (i "moly"). Si distinguono ancora facilmente le "gourgues", piccoli bacini di accumulo che li precedevano per garantire all'acqua pressione e portata sufficienti ad azionare le ruote orizzontali; queste ultime facevano a loro volta ruotare la macina mobile su quella fissa, detta "dormante".

Convento dei Domenicani

All'epoca, la nostra Grand'rue (Strada Maggiore) era chiamata "strada dritta". Costituiva di fatto il passaggio della celebre "Via Régordane", che entrava e usciva dalla città attraverso due grandi portali. È per questo motivo che ancora oggi la parte bassa della Grand'rue termina al "Piedeville" (ai piedi della città), mentre il quartiere nord, situato oltre il ponte sulla Gardonnette, prende il nome di "cap de ville" (capo della città).

Su questa mappa si può notare che la Place des Ayres, situata di fronte all'attuale farmacia, era già adibita alla battitura del grano, una vera e propria arte in cui sia gli uomini che le donne svolgevano un ruolo essenziale.

La nostra rinomata Place du Colombier era allora un immenso prato, di proprietà del Convento dei Domenicani (di fronte all'attuale tabaccheria).

Infine, si distinguono chiaramente il castello e la sua cinta muraria, comprendente un cimitero, la chiesa e la sua torre. L'intero complesso era anch'esso circondato da mura e fossati. Nelle vicinanze si nota il giardino di Monsignor Vescovo (il quale risiedeva a Uzès). Passeggiando per i nostri vicoli si può constatare quanto le antiche abitazioni fossero piccole e anguste, ma capita anche di scoprire bellissimi passaggi a volta che conducono a giardini nascosti.

Nel Medioevo, probabilmente tra l'attuale Café du Midi e il vicolo della Bouissonade, sorgeva una colombaia signorile. Il campo adiacente prese quindi il nome di Champ du Colombier. Passò di mano in mano, appartenendo anche ai "Patriarche", una famiglia aristocratica, per poi giungere ai Padri Domenicani (o "Frati Predicatori") nel 1472. Ogni anno, terminati i raccolti, gli abitanti di Génolhac godevano del privilegio di potervi ballare, giocare ai birilli e ad altri "giochi onesti". Nel 1654, il terreno fu definitivamente ceduto ai cittadini.

Casa al n° 42 della Grand-rue
Questa facciata, riportata alla luce nel 1979, offre ai nostri occhi una vera e propria lezione di storia che abbraccia sette secoli. Permette inoltre di avvalorare fondate ipotesi sui trasporti che avvenivano lungo l'attuale sentiero GR®700 (la Via Régordane). Probabilmente una delle dimore più agiate di Génolhac, è oggi l'edificio più ricco di iscrizioni, sculture e tracce del passato. Presenta infatti quattro teste umane, quattro teste di animali (forse pecore) e un insieme di iscrizioni con un motivo centrale posto sopra l'attuale porta d'ingresso. Tutti questi ornamenti sono scolpiti nell'arenaria. Nel corridoio d'ingresso sono presenti ulteriori iscrizioni. Sappiamo che, tra il 1500 e il 1520, la casa appartenne a Peire Argenson e Joahan Quarante. Alcuni manoscritti del XVII secolo documentano la successiva ricostruzione della facciata ad opera di Pierre Bondurand La Roche.

Antico Portale

Casa al n° 7 della Grand-rue
Antoine del Ranc era un "peyrolier", ossia un calderaio specializzato nella fabbricazione di paioli in rame detti "peyrous" (un mestiere decisamente rumoroso!). Tra il 1510 e il 1530 visse quasi di fronte all'attuale municipio. Nel 1533, in occasione della lottizzazione e creazione di un nuovo quartiere (più a sud rispetto all'attuale negozio Mallet), costruì la sua casa e vi fece incidere la targa commemorativa. Fabbricava anche i "ferrats", secchi cilindrici in rame utilizzati per trasportare e conservare l'acqua (a differenza dei "peyrous", che venivano messi direttamente sul fuoco).

Centro di Génolhac

Sotto un grande arco, in parte murato, si trovano due porte gemelle a tutto sesto, disposte secondo un'usanza molto diffusa nella regione durante il XVI secolo. Se ne trovano numerosi esempi a Génolhac, Villefort, Vielvic e La Garde-Guérin, tanto da poter parlare di una vera e propria "architettura della Régordane". Nel XVIII secolo, le antiche finestre a bifora vennero distrutte per far posto a nuove aperture con architravi ad arco ribassato, assecondando il gusto dell'epoca. Fu sempre in quel periodo che si decise di abbattere parte dei grandi archi per creare ampie aperture rettangolari, simili a ingressi di garage. Il XIX secolo portò a termine lo scempio architettonico, distruggendo le due piccole porte gemelle a tutto sesto per sostituirle con una singola porta rettangolare.

La pasticceria
Qui si può ammirare una magnifica finestra bifora trilobata del XIV secolo, ornata al centro da un giglio (fleur de lys) e da un capitello decorato con foglie. Si presume sia opera dei "Compagnons de France" (i Compagni di Francia, antiche corporazioni di artigiani), poiché non si trovano lavorazioni simili in tutta la regione. È inoltre facile distinguere i reimpieghi e le modifiche subite dalla facciata nel corso dei secoli: variazioni nell'altezza dei piani, muratura dei portali gemelli ad arco sesto acuto e restringimento delle finestre, conseguenza di un'antica tassa sulle aperture. Questa meraviglia è tornata alla luce solo nel 1978, in occasione della sverniciatura della facciata. I lavori di restauro sono poi proseguiti sotto l'occhio vigile del dottor Jean Pellet.

Il Rédarès era una vera e propria masseria (mas), dotata di diverse pertinenze costruite in epoche differenti. L'iscrizione menziona un certo François Gervex (la cui lettera G risulta danneggiata o incisa in modo maldestro) e la data 1741. La famiglia Gervex (in seguito divenuta Gervais) era originaria di Marouls, nei pressi di Saint-Étienne-Vallée-Française. Un ramo di questa stirpe risiedeva al Rédarès nel XVII secolo, mentre un altro è tuttora presente a Belle Poile. Un ulteriore ramo si stabilì a Fesc, vicino a Vialas. Tra gli edifici di questa masseria si trovava l'"Ayre" (l'aia per la battitura del grano).

Portico della chiesa di Génolhac

Proseguendo la nostra passeggiata lungo Rue Soubeyranne, ci imbattiamo nella torre del castello (tour castrale), un imponente edificio a pianta quadrata. Questa struttura svolgeva un ruolo chiave: il livello superiore permetteva al gabelliere, rappresentante del signore locale, di sorvegliare efficacemente i convogli di merci che transitavano lungo la Régordane, mentre il piano inferiore era utilizzato per immagazzinare provviste o rinchiudere prigionieri. Come molte altre torri della regione, anch'essa è caratterizzata da un accesso limitato, che richiedeva l'uso di una scala per raggiungere il primo piano, rafforzandone così le difese in caso di assalto.

Campanile a vela (o a pettine)

Poco distante si erge la chiesa di San Pietro, posizionata con discrezione dietro la torre e leggermente arretrata rispetto al centro del villaggio, circondata da altre costruzioni. Anche questo luogo di culto vanta una storia ricca e travagliata, strettamente legata ai conflitti religiosi che hanno scosso le Cévennes nel corso dei secoli. Negli anni ha subito incendi, ma anche ampliamenti e aggiunte di cappelle. Il suo "campanile a pettine" (o campanile a vela), caratteristico dell'architettura locale, fu aggiunto alla fine del XVI secolo dal Visconte di Polignac, co-signore di Génolhac, nel desiderio di compensare le perdite simboliche inflitte dai protestanti in quel periodo turbolento.

Fondata nel XII secolo, la chiesa di San Pietro ha subito numerose trasformazioni in seguito alle distruzioni e ai rimaneggiamenti causati dalle guerre di religione. La sua struttura è composta da una navata unica, affiancata da quattro cappelle laterali, tutte dotate di volte a tutto sesto. Inoltre, il suo campanile a pettine, tipico delle chiese locali, fu eretto alla fine del XVI secolo su iniziativa del Visconte di Polignac, profondamente segnato dai conflitti religiosi della sua epoca.

Il campanile a pettine delle Cévennes è un elemento architettonico emblematico di questa regione del sud della Francia, e la sua storia è intimamente legata a quella del protestantesimo. Nelle Cévennes, questo tipo di campanile è spesso associato alle chiese riformate. Nel XVI secolo, l'ascesa del protestantesimo nell'area portò alla costruzione di luoghi di culto che si distinguevano da quelli cattolici, sia nell'architettura che nella funzione. Le Cévennes, divenute una roccaforte del protestantesimo, seppero fondere le tradizioni architettoniche con le specifiche necessità della comunità.

Il periodo delle guerre di religione (XVI-XVII secolo) fu estremamente duro. Nonostante le chiese venissero talvolta distrutte o pesantemente modificate, i campanili a pettine si affermarono come simbolo di resilienza per la comunità protestante. In seguito alla revoca dell'Editto di Nantes nel 1685, questi edifici venivano spesso nascosti o camuffati per sfuggire alle persecuzioni. La costruzione dei campanili a pettine divenne quindi un modo per riaffermare un'identità duratura, anche di fronte alle avversità.

Dal punto di vista architettonico, il campanile a pettine si fa notare per la sua struttura slanciata e per la forma inconfondibile, che per via della serie di arcate ricorda appunto un pettine. Questi campanili sono solitamente costruiti in pietra da taglio e presentano diverse arcate aperte che, oltre a conferire un tocco decorativo, consentono al suono delle campane di propagarsi senza ostacoli. Il design, seppur semplice e funzionale, riflette una certa bellezza, con una particolare cura dei dettagli. I campanili sono spesso adornati con motivi geometrici e possono variare in altezza; l'obiettivo principale, tuttavia, era quello di garantire la migliore acustica possibile per i rintocchi delle campane, elemento fondamentale per scandire la vita della comunità.